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Una vita (im)possibile - Roma 22/23 marzo 2017: Intervento di Milva Bertoldo

Salve a tutti!
Sono Milva di Vicenza, dipendente di agenzia in appalto.


L’agenzia ove vi recate per assicurare la Vostra vetturetta (sempreché non apparteniate alla schiera di quelli che si rivolgono alle compagnie telefoniche) è assegnata all’Agente, quantomeno atipico come imprenditore perché: macchine, relativi programmi, procedure organizzative, prodotti per i clienti, relativi sconti sono forniti o decisi dalla Compagnia che gli ha conferito il mandato e che glielo può revocare.


Il rapporto di lavoro del dipendente di agenzia si intrattiene quindi con la figura dell’agente, che decide se assumere full o part time, mansioni, orario apertura ufficio e ora anche se applicare il C.C.N.L. o il nuovo contratto che chiameremo PIRATA, di cui parlerò più avanti. La compagnia preferisce ignorare qualsiasi informazione che riguardi il rapporto lavorativo tra agente e dipendente di agenzia, salvo verificare ad ogni fine anno (perché son tenuti a farlo) che si sia in regola con le ore di formazione per legge IVASS. Formazione fornita dalla compagnia in ore di aula o di corsi al computer.

La maggior parte effettuate alla propria scrivania con corsi pensati in modo che ci sia la certezza che il dipendente li segua, quindi ogni x secondi devi schiacciare il tasto per far proseguire il filmino.

Il più delle volte succede invece che noi si schiacci il bottone e nel frattempo si emetta un preventivo, si risponda al telefono, si incassi un premio, si ritiri una denuncia di sinistro.

Terminato il corso al computer sosteniamo un test al quale spesso rispondiamo alla ”va là che va bene” sperando di averci azzeccato per ottenere il punteggio minimo di superamento del test.

Casomai lo ripetiamo e magari .... lo ripetiamo.....!

Il contratto dei lavoratori di agenzia è la sommatoria di situazioni tragicomiche che vi risparmio per pietas ma in sintesi ci sono due sindacati datoriali. Il primo: SNA, presieduto da tal Demozzi che, ancor prima dell’investitura aveva deciso che il C.C.N.L. è obsoleto. E allora?

Un contratto di sua invenzione (perché lui è un creativo...). Noi, questa “chicca” la si chiama contratto pirata, con modifiche, rispetto al C.C.N.L., tutte a favore dell’agente e la firma del contratto è avvenuta: udite, udite: tra SNA e FISAL/FESICA, sindacato che rappresenta si i dipendenti ma, colf e badanti.

Infatti, quando voi vi recate ad assicurare la vostra vetturetta, chi vi stipula la polizza un po’ vi stampa il contratto e un po’ vi aggiusta il colletto e vi dà pure una pettinatina, poi spolvera la scrivania....

Come sia stato possibile tutto ciò non ce ne facciamo capaci. Abbiamo informato: Ministero del Lavoro, Inps, Ufficio delle Entrate, uffici territoriali del lavoro, l’allora presidente della repubblica Giorgio Napolitano, più parlamentari...

Non succede nulla. Pensate che dei colleghi si son visti applicare il contratto pirata, scoprendolo dalla busta paga perché, il datore di lavoro o agente non si è neanche degnato di informare il proprio dipendente che non gli avrebbe più applicato il C.C.N.L..

Il secondo sindacato datoriale, quello più buono, che aveva applicato il C.C.N.L., ANAPA ReteImpresaAgenzie, a metà febbraio ha proposto ai sui iscritti, gli agenti, di discutere e proporre la condivisione dei dipendenti. Ma si.....due ore in un’agenzia, tre in una seconda e così via. Non so come pensino di considerare il tempo che impiegheremmo per arrivare da un’agenzia all’altra, ma ho già ‘na mezza idea. Voi?

Purtroppo noi lavoratori delle agenzie in appalto non facciamo notizia. Circa 14.000 agenzie, con una media di due dipendenti cadauna, spesso a conduzione famigliare. Il dipendente è quasi sempre donna.

Come mai?
Parliamo di stipendi di 1.050,00-1.150,00 Euro netti al mese per un full time.

Il contratto pirata ha applicato un aumento di ben 29 Euro mensili stralciando completamente il pagamento degli arretrati. Alcune colleghe che con l’esperienza e l’impegno avevano conquistato superminimi o, qualifica di capoufficio, si sono sentite chiedere di ridurre l’orario di lavoro perché costano troppo.

Infine non poteva mancare anche nel nostro settore la comparsa dei vouchers. Potrei raccontare anche, tra le mie esperienze lavorative, di una collega malata di cancro confinata in una stanzetta situata in fondo al corridoio, di fronte ai bagni, in modo da indurla a desistere e fare sì che si licenziasse, questo dopo che aveva lavorato per più di trent’anni in quell’agenzia. Ma insomma: si assentava per fare la chemio o la radio! E poi non era più efficiente come prima!

La conquista dell’articolo 40 della Costituzione che prevede il diritto di sciopero, è sempre lì sulla carta come altri diritti negati ai tanti lavoratori che non possono scioperare o manifestare, proprio come il dipendente di agenzia in appalto.

Ci troviamo di nascosto con le rappresentanze sindacali, in macchina, al parco, nei bar... Per le assemblee ci troviamo il sabato. Certo che per essere nel ventunesimo secolo....... Evviva il progresso!!.

Non c’è settore in cui non ci siano diritti disattesi. Ognuno fa quel che vuole, forte del fatto che a livello governativo da anni ci troviamo orfani di piani industriali e di ministri del lavoro che facciano appunto, il loro lavoro. In più quand’anche i datori di lavoro non osservassero le regole, non interverrebbe nessuno per farle rispettare e, se il dipendente premesse perché lo fossero, potrebbe trovarsi a spasso.

D’altro canto lo stato è il primo datore di lavoro a dare il cattivo esempio. Vedi i contratti del pubblico impiego e la mancanza del turnover, ne conseguono le condizioni di lavoro e i servizi al cittadino.

So che noi dell’appalto non siamo soli. Un collega, proprio settimana scorsa mi dice che la fidanzata di 21 anni spremuta bene bene da una ditta che non l’ha riconfermata, ha avuto un’offerta di lavoro dall’amministrazione comunale dove risiede: full time per sei mesi a 400 Euro netti. Deve però imparare affiancata per un mese ad un’altra ragazza che sta finendo a sua volta i sei mesi. Ah...il mese per imparare lo deve fare a zero euro.

Volutamente vi ho lasciato qualche secondo per realizzare la proposta. Dite che sia il caso che accetti? E per il prossimo lavoro che le verrà offerto le consigliamo di dare tutta sé stessa?

Continuamente sentiamo il solito ed insopportabile ritornello: che la coperta è corta, che le risorse sono poche, che ci vuole flessibilità, che la crisi, la congiuntura internazionale... oddio le cavallette! Un parlamento e dei governicchi di vario colore che si susseguono ma, che da anni, sembrano essere un’accozzaglia di personaggini che esercitano il potere per risolvere i propri affari personali, dimostrandosi, incompetenti, negligenti, quando non sono entrambi le cose insieme o addirittura qualcosa di peggio.

Le donne ed il volontariato potevano essere il ricamo su un abito di alta sartoria, ma nel tempo si sono trovati ad essere coloro che rammendano un grembiule strappato. Si sono sostituiti a quella parte di istituzioni che dovrebbero provvedere ai bisogni di una società civile. Posti di lavoro che o non si sono creati o sono stati addirittura cancellati.

Eppoi... la tecnologia, che avanza spaventosamente ma non preoccupa chi di dovere. Lo scorso settembre Riccardo Jacona, su RAITRE ha spiegato come in pochi anni verremo sostituiti da computers sempre più sofisticati, che superano i lavoratori in carne ed ossa.

La differenza tra gli uni e gli altri è, che i robot, hanno margine di errore praticamente nullo, e comportano un risparmio economico notevole rispetto alle persone. Il mio ex compaesano, io abito a Isola Vicentina, noto fisico Federico Faggin, padre del microchip, sostiene che ciò che ci distingue dalle macchine è la consapevolezza di ciò che sentiamo e che nessuna macchina è in grado di produrre.

Penso però che l’interesse del mercato per questa piccola differenza sia pari a zero. Anche il noto storico israeliano Yuval Harari ci racconta che nel corso della storia l’intelligenza è sempre stata accompagnata dalla consapevolezza, ciononostante nel corso di alcuni decenni algoritmi inconsci potrebbero diventare più potenti rispetto agli umani.

L’umanità allora diverrebbe economicamente inutile e politicamente impotente. La scienza ci renderà immortali proprio quando le macchine ci renderanno inutili ed obsoleti.

Eravamo abituati a robot che sostituivano le braccia. Amelia è il sistema che insidia il settore assicurativo e bancario. Poi c’è Emma che sostituisce il giornalista, ma anche altri robot di cui ignoro il nome che rimpiazzano avvocati, medici ed altre figure professionali.

Amelia è il primo robot cognitivo e quindi legge, studia e ricorda. Risponde a qualsiasi domanda e riesce a capire persino l’umore dell’interlocutore umano. Non si ammala e non sciopera. Parla lingue diverse. Per quanto possiamo essere efficienti..........Amelia è la perfezione.

Ma se le macchine sono nate per facilitare il lavoro alle persone e inevitabilmente l’offerta di lavoro diminuisce... tutto come prima?

Qualche anno fa un noto politico con la erre moscia aveva lanciato la proposta di ridurre l’orario di lavoro, portandolo a 35 ore settimanali: E’ successo il finimondo. Chi gli dava del pazzo, chi del protettore degli scansafatiche....

Ma non è che lo proponesse perché lungimirante sul fatto che le 40 ore per tutti, con l’avvento delle nuove tecnologie non siano più possibili? Ecco, magari forza lavoro potrebbe essere indirizzata più al welfare?

Gli stessi scienziati, ricercatori, financo imprenditori di Silicon Valley, quelli che i robot che ci stanno eliminando li producono, hanno già detto che tasse da applicare alla tecnologia che si rinnova e ricchezza da essa prodotta, dovrebbero servire a fornire ai cittadini un reddito di cittadinanza o un reddito minimo garantito o chiamatelo come volete, che risolverebbe proprio il problema della mancanza di lavoro che aumenterà sempre più e che risolleverebbe le sorti delle persone dando loro la possibilità di vivere dignitosamente.

Tra l’altro il continuo ricatto del datore di lavoro è: c’è la fila fuori della porta... non sei d’accordo? Accomodati! Come fai a esprimerti in queste condizioni? Non conta più il saper fare, di una volta.

C’è molto pressapochismo.

Casomai, se si sbaglia, si rifà...

Il reddito minimo garantito potrebbe aiutare anche in questo senso: sai che c’è?

Prenditi pure quello che sta in fila, che magari potrebbe non lavorare con la mia professionalità ed intanto mi guardo attorno.

Con quel che mi dai attualmente stando qui a lavorare un’intera giornata riesco a malapena a sopravvivere.

Ecco, che una persona adulta non riesca, lavorando full time, a mantenere sé stessa è non solo triste ed umiliante ma una sconfitta per tutta la società, oltre ad essere una vera e propria violenza che le istituzioni non possono più continuare a fingere di non vedere.

Fitoussi qualche giorno fa ha detto che è inevitabile: arriveremo alla rivoluzione.

Le parole hanno un peso e bisogna sempre misurarle. La violenza è sempre da condannare.

Ma per quanto ancora si spera che le persone continuino a mandar giù ed a sopportare?

“Ogni limite ha la sua pazienza!” diceva Totò!

Ho finito.

Milva Bertoldo