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Diritto al mantenimento del posto di lavoro

Per usufruire dei diritti previsti dal T.U. è sufficiente avere un effettivo rapporto di lavoro in atto con conseguente obbligo contributivo all’INPS.


=> Diritto al mantenimento del posto di lavoro

L’art. 54 sancisce il divieto di licenziamento, che opera dall’inizio del periodo di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino.
E’ opportuno che la lavoratrice informi il più presto possibile il datore di lavoro dello stato di gravidanza presentando idonea certificazione medica. Il divieto di licenziamento e di assegnazione a lavorazioni nocive (vedi paragrafo “E’ in arrivo un bebè: diritti e doveri - Diritto alla tutela della salute della lavoratrice madre”) è infatti subordinato alla presentazione di tale certificato.

Qualora la lavoratrice venisse licenziata ha il diritto di ottenere il ripristino del rapporto di lavoro. Tale divieto di licenziamento opera anche nei confronti del padre lavoratore che usufruisca del congedo di paternità.
Parimenti è nullo il licenziamento della lavoratrice o del lavoratore che sia stato causato dalla fruizione del congedo parentale e per la malattia del bambino.

Nel periodo nel quale vige tale divieto i genitori non possono essere collocati in “mobilità” a seguito di licenziamento collettivo, né essere sospesi dal lavoro (a meno che non sia sospesa l’attività dell’azienda).

Il divieto di licenziamento non si applica nel caso:

=> di colpa grave della lavoratrice, costituente giusta causa per la risoluzione del rapporto di lavoro;
=> di cessazione dell’attività dell’azienda cui essa è addetta;
=> di ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice è stata assunta o di risoluzione del rapporto di lavoro per la scadenza del termine;
=> di esito negativo della prova, fatte salve le disposizioni sul divieto di discriminazione di cui alla legge di parità 125/1991.


































 Diritto alla tutela della salute della lavoratrice madre

Il T.U. dedica anche un’intera parte alla tutela della salute delle lavoratrici madri (T.U. Capo II). La novità principale è che tale protezione è stata estesa anche alle lavoratrici che hanno accolto i bambini in adozione o affidamento (D. Lgs. 151/2001 art. 6).
In questa sezione del T.U. è stato disposto il divieto di adibire le lavoratrici al trasporto o sollevamento di pesi, nonché a lavori pericolosi, faticosi e insalubri per tutto il periodo di gestazione e fino a sette mesi dopo il parto.
La legge prevede il diritto della lavoratrice a essere adibita ad altre mansioni non solo per coloro che sono addette a lavori pericolosi, faticosi o insalubri, ma anche quando le condizioni di lavoro e ambientali sono comunque pregiudizievoli alla salute della donna.
Se la futura mamma teme che le mansioni o l’ambiente di lavoro possano mettere a rischio la sua gravidanza può rivolgersi alla Direzione Provinciale del Lavoro.

Un certificato medico è sufficiente per esonerare la donna in gravidanza dall’utilizzo delle cinture di sicurezza in automobile (è comunque consigliato l’uso di apposite cinture per donne gravide).



 Diritto ai permessi per i controlli prenatali

Durante il periodo di gestazione la lavoratrice ha diritto a fruire di permessi retribuiti per l’effettuazione di esami prenatali, accertamenti clinici e visite mediche specialistiche qualora debbano essere eseguiti in orario di lavoro (D. Lgs. 151/2001 art. 14). Per esercitare tale diritto l’interessata dovrà presentare al datore di lavoro la domanda e successivamente dovrà produrre la documentazione giustificativa con data e ora di effettuazione degli esami.
Tali permessi non si cumulano con le assenze per malattia e si aggiungono a quelli previsti dalle vigenti norme legislative e contrattuali.



 Dovere di informativa al datore di lavoro e all’INPS

Per le modalità di comunicazione della gravidanza e della nascita a datore di lavoro e INPS fare riferimento al paragrafo “Congedo di maternità e paternità – Adempimenti”.