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Rapporto sul lavoro accessorio

Riportiamo il Rapporto del Ministero del Lavoro ( e un commento di Serena Sorrentino) sull’utilizzo dei Voucher per Lavoro Accessorio ( il primo a mia memoria), che mette in evidenza gli aspetti principali legati a questa prestazione di lavoro, la più precaria e meno tutelata in vigore. Il Rapporto mette in evidenza alcuni aspetti del ricorso al Lavoro Accessorio fino ad oggi poco conosciuti e che andrebbero ulteriormente approfonditi, se solo il Ministero e L’Inps mettessero a disposizione dei ricercatori e degli analisti tutti dati disponibili. Inoltre il Rapporto risulta in parte “incompleto” poiché su un totale di 115 milioni di Voucher Venduti, 50 milioni circa risultano registrati come “Attività non classificata”. Tuttavia il quadro che emerge mette in evidenza quanto segue:

1. i lavoratori percettori di Voucher sono stati 1.392.000 nel 2015;

2. l’importo medio percepito è stato di 624 euro, di cui il 65% non ha superato i 500 euro e solo il 20% va oltre i 1000 euro;

3. il 36,6% dei percettori aveva utilizzato il lavoro a voucher anche l’anno precedente;

4. il 31% dei percettori sono giovani under 25;

5. su 115 milioni di voucher venduti, circa 88 milioni sono stati effettivamente riscossi;

6. il Veneto si conferma la seconda Regione dopo la Lombardia per numero di Voucher venduti;

7. I settori del Turismo e del Commercio sono quelli che utilizzano maggiormente i Voucher (30% circa), al netto delle attività “non classificate”;

8. Circa il 10% dei lavoratori ha avuto un rapporto di lavoro con lo stesso datore di lavoro nei 6 mesi precedenti ( periodo tuttavia troppo, limitato per una valutazione del rapporto di lavoro nel settore turistico stimato al 15,3%);

9. Secondo il Rapporto il peso dei voucher sul complesso dei lavoratori dipendenti e parasubordinati che hanno riscosso un voucher tutti i mesi del 2015, sarebbe tra il 2% e il 3%....

Il Rapporto del Ministero del Lavoro, specie nell’ultima parte (punto 4 e 6 ), sembra ridimensionare la gravità del fenomeno sul versante della proliferazione di lavoro precario, attraverso la sostituzione di altre tipologie di lavoro più tutelate. Non si mette in evidenza ad esempio l’impatto di questa prestazione sulla riduzione dell’accesso alla indennità di disoccupazione, ovvero alla diminuzione della sua durata. Inoltre e cosa ancor più grave non si evidenzia che oltre l’80% di questi lavoratori non avranno diritto a nessun accredito contributivo nella Gestione Separata Inps , in quanto per riuscire ad ottenere l’accredito di un mese di contribuzione in Gestione Separata nell’anno 2015 è necessario aver percepito dei compensi pari o superiori a € 1.295,66 (in pratica riscuotere almeno 130 vouchers). Qualora il compenso percepito non superi € 1.295,66 non viene accreditato alcun mese di contribuzione.

L’intervento che il Governo si appresta a fare non risolve il problema dell’estensione del precariato e delle tutele, l’istituto va completamente rovesciato e utilizzato per lavoro effettivamente marginale e delimitato come propone la Cgil nella Carta dei Diritti Universali. Tutto il resto è fuffa.


Fabrizio Maritan
Dipartimento Politiche del Lavoro - Cgil Veneto