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Riscrivere le norme sul Lavoro Accessorio. No a modifiche inconsistenti.

Il Lavoro Accessorio pagato con Vouchers, ha avuto in questi ultimi anni un vero e proprio Boom che non accenna a diminuire. Gli ultimi dati sull’utilizzo dei Voucher aggiornati dall’Inps a Dicembre 2016, parlano chiaro: nei 12 mesi del 2016 sono stati 134 milioni i buoni venduti, i lavoratori che hanno utilizzato i Voucher sono stati circa 1 milione e mezzo a livello nazionale. Nel Veneto seconda Regione dopo la Lombardia per utilizzo dei Voucher, ne sono stati venduti oltre 17 milioni con un aumento del 20% rispetto al 2015 e i lavoratori impiegati circa 200.000.

Numeri impressionanti, tuttavia soffermarsi “solo” sui dati ufficiali non è sufficiente per analizzare un fenomeno così rilevante. Dire che rappresentano solo lo 0,3% dei redditi da lavoro dipendente o che la media dei voucher riscossi è di 500/600 euro pro-capite non significa poi molto. Infatti quello che non “emerge” dai dati diffusi dal Ministero del Lavoro e dalla ricerca presentata l’anno scorso da Inps e Veneto Lavoro, è
l’enorme quantità di Lavoro nero che i voucher hanno prodotto in questi anni, che non consente di mettere in luce i dati reali sull’utilizzo/abuso dei Voucher. Come tutti sanno (si presume che lo sappiano anche al Ministero del Lavoro viste le relazioni annuali degli organismi di vigilanza, INPS, DTL ecc....) molti committenti comprano i Voucher ma li usano solo in parte, di conseguenza una parte del lavoro viene coperta dai buoni e una parte viene pagata in nero. Si tratta di uno strumento che per come è stato congegnato dal punto di vista normativo si presta a “coprire” i committenti utilizzatori non esponendoli a sanzioni da parte degli organi di vigilanza, oltre a garantire il massimo di flessibilità a costi molto ridotti.  

Da questo punto di vista si tratta di uno strumento che ha largamente fallito l’obiettivo che il legislatore di turno aveva previsto, ovvero l’emersione di lavoro nero in alcuni settori. Non è un caso se i Voucher sono prevalentemente utilizzati al Nord (Lombardia, Veneto e Friuli ne utilizzano oltre il 40%) e poco al Sud.
 
Un dato interessante della Ricerca di Inps e Veneto lavoro
del 2016 è il numero di persone che hanno avuto una prestazione con i vouchers presso la stessa Impresa in Veneto (circa 40.000) e il numero di lavoratori che hanno avuto almeno 1 rapporto di lavoro intermittente (circa 41.000). Questi dati, accanto al fatto che i maggiori committenti sono: alberghi, pubblici esercizi e commercio, che usano oltre il 40% dei Voucher venduti, mettono in evidenza come da un lato una parte di lavoratori sia passata da lavoro intermittente (a chiamata) a voucher, dall’altro che vi è un contemporaneo utilizzo di voucher, accanto a più rapporti a termine soprattutto nei settori stagionali, da parte dei datori di lavoro
L’estensione dei Voucher a tutti i settori e soggetti, l’ampliamento fino a 7000 mila euro netti a lavoratore (2000 a committente) come unico riferimento per il loro utilizzo, ha cambiato la “mission” originaria dello strumento prevista dal Dal D.Lgst 276/03 che lo circoscriveva solo ad alcuni settori e ad alcune categorie di soggetti “svantaggiati”. Il Lavoro accessorio pagato con i Voucher è stato di fatto liberalizzato, andando a sostituire lavoro a termine e in somministrazione, lavoro stagionale, Part Time e lavoro intermittente soprattutto, ma non solo, nel Terziario (pubblici esercizi, alberghi, ristoranti, negozi vari ecc.), settori che utilizzano oltre il 40% dei Voucher. In questi settori sono molti i casi che ci vengono quotidianamente segnalati, dove
un lavoratore/lavoratrice è costretto a convivere con tre diverse modalità di retribuzione: rapporto stagionale o a termine, Voucher e lavoro nero. Le casistiche di utilizzo improprio e di abuso dei Voucher sono infinite (dai cantieri edili ad aziende manifatturiere che spesso lo usano anche come periodo di prova ecc..).

Per questi motivi secondo noi va abrogata l’attuale normativa sul “Lavoro Accessorio” perché maschera elusione contrattuale, previdenziale e fiscale ed è una forma di precariato estremo e povero che svantaggia ulteriormente soggetti già deboli nel mercato del lavoro, sostituendola con una nuova disciplina, come proponiamo nella nostraCarta dei diritti, dove proponiamo il superamento dei voucher e un nuovo tipo di lavoro occasionale in ambiti circoscritti, per rispondere ad esigenze vere di lavoro meramente saltuario con norme antielusive e diritti per i soggetti interessati che dovranno dare la loro disponibilità ai Servizi Pubblici per l’impiego.
Le misure recenti del Governo Renzi sulla tracciabilità dei Voucher non risolvono il problema di fondo ovvero del radicale superamento della disciplina attuale, né sono sufficienti le ulteriori modifiche allo studio del Ministero del Lavoro. Occorre riscrivere una nuova disciplina e vanno potenziati i controlli da parte dell’ispettorato del lavoro e dell’Inps aumentando gli Ispettori (all’Inps Veneto sono rimasti un’ottantina di ispettori, praticamente dimezzati rispetto a 5 anni fa).
Il Referendum sui Voucher (quello sui licenziamenti ingiustificati e sulla responsabilità solidale negli appalti) sono un risultato importante dell’iniziativa della Cgil che ha avuto il merito di rimettere al centro IL LAVORO e le persone che lavorano. Si tratta di un’ occasione importante per i cittadini lavoratori per dire No a questa odiosa forma di lavoro precario, il cui significato va oltre il quesito referendario: è la richiesta a Governo e Parlamento di rimettere mano alle norme di legge (da ultimo il Jobs Act) che “alimentano” il lavoro precario (si pensi ad esempio alla liberalizzazione del lavoro a Termine di cui si vanta il Ministro Poletti, alle false partite IVA), si facciano maggiori investimenti per creare occupazione nel settore privato , un Piano straordinario di assunzioni per i Giovani nella P.A. e si restituisca finalmente dignità al lavoro come prevede la nostra Costituzione.

Fabrizio Maritan
Resp. dip. Politiche del Lavoro Cgil Veneto