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Milva Bertoldo (RSA Appalto Assicurativo) interviene al Congresso Regionale Fisac Veneto

Buongiorno a tutti. Sono Milva Bertoldo e lavoro da circa trent’anni nel ramo assicurativo. Da quindici in front office in una agenzia di assicurazioni di Vicenza e per come è organizzato, o forse dovrei dire disorganizzato l’ufficio, sono relegata, purtroppo, esclusivamente al ramo auto con prodotti di tre diverse compagnie, avendo l’Agente un plurimandato, dico purtroppo perché l’auto da tempo è diventato il “mercato delle vacche”, con gente che fa la spola tra un’agenzia e l’altra (e la banca!), alla ricerca dell’offerta, neanche più vantaggiosa ma più bassa nel premio.

Il lavoro è!

Che cosa è il lavoro?

Secondo i padri fondatori della costituzione è tanto importante da citarlo nel primo articolo: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, e con l’articolo numero 4 rafforza tale affermazione: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

Dopo 70 anni dacché la Costituzione è stata scritta, possiamo contare su scoperte scientifiche e tecnologiche che allora potevano apparire solo in qualche film di fantascienza. Tali innovazioni che dovevano facilitare il lavoro e migliorare le condizioni di vita di ognuno di noi, ci vedono invece regredire ad uno stato di massa, un tanto al chilo. Gli studiosi di ogni campo sono coloro che scelgono cosa occorre e cioè i fenomeni da analizzare ed i sistemi di misurazione al fine di applicare le giuste soluzioni.
Nel “Teorema del lampione” ci viene raccontato da Fitoussi che le soluzioni potrebbero anche essere giuste se non fosse che rispondono alle domande sbagliate e si continua ad agire sulla base di teorie che non hanno nulla a che fare con il mondo reale. Sono stati accesi i lampioni sbagliati.

Qui ci si sta abituando a tutto dimenticando i fondamentali, contribuendo così alla decadenza e all’abbrutimento, alla perdita delle conquiste raggiunte dai nostri padri e prima ancora dai nostri nonni. La celebre frase attribuita a Darwin “Il lavoro nobilita l’uomo” non è mai stata così lontana dalla realtà che in tanti stanno o stiamo vivendo. Di quale lavoro stiamo parlando? E certo non s’intende se in fabbrica, in ufficio, in una scuola o in un cantiere, ma piuttosto in quali condizioni le persone si trovino a lavorare e se sia equo ciò che a loro viene corrisposto. Quasi ogni giorno vediamo chi sul lavoro ci lascia la vita. Li abbiamo visti tutti i campi di pomodori con i raccoglitori sottoposti ad ogni tipo di sopruso e violenza e da anni sta accadendo tutto questo. Che cos’ha fatto la politica di ogni colore in questi anni? Anche noi, come sindacato, quali sono i motivi per cui non siamo riusciti e non riusciamo tuttora a proteggere quei lavoratori….?! C’è una complicità tutta italiana, a tutti i livelli. Dalla politica, alla stampa, ai comuni cittadini. Tutto questo non è più accettabile, se lo è mai stato, in uno Paese civile.

Al di qua di quel confine di crudeltà, miseria, disperazione governato dal capolarato, ci sono i contratti che regolamentano il lavoro.
I contratti collettivi nazionali di lavoro.
I nostri contratti, ma anche
il C.C.N.L. che davamo per scontato ormai non è più.

Il C.C.N.L. delle Agenzie di Assicurazione in appalto si è visto surclassare, nell’applicazione, da un altro C.C.N.L., ideato, scritto ed applicato da un Agente, un tal Demozzi, contro il quale abbiamo manifestato a Trento.
E… udite, udite: assistito ultimamente dal giuslavorista Pietro Ichino, quello stesso Ichino che è stato dirigente sindacale della Fiom-Cgil dal 1969 al 1972! Quello stesso Ichino che è passato dal Partito Comunista al Partito Democratico fino a far parte del governo Monti.

Qualcuno dice che solo i cretini non cambiano opinione ma qui mi pare che si esageri o è solo il denaro che dirige la via?

Il Contratto storico, quello vero non era già di per sé cosi generoso per la parte economica, eppure con “il pirata”, nomignolo attribuito al contratto farlocco, oltre che nella retribuzione, ha modificato in peggio anche le condizioni.
Contro il “pirata” si è espresso l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ed il Ministero del Lavoro ma si dà il caso che tale contratto continui a rimanere applicato dalla maggior parte degli agenti, pur se firmato con sigle sindacali compiacenti che rappresentano colf, badanti e lavoratori stranieri.
Noi dipendenti delle agenzie in appalto UNIPOLSAI di Vicenza e Provincia abbiamo chiesto ed ottenuto da Fisac Vicenza di inviare una comunicazione di protesta alla dirigenza di UNIPOLSAI, mettendone al corrente anche i dipendenti della Compagnia, per le criticità di prodotti e programmi che mettono tuttora in difficoltà i lavoratori delle Agenzie e con la stessa lettera si chiedeva alla Compagnia di intercedere con gli agenti per l’applicazione dell’unico contratto riconosciuto dai lavoratori.
UNIPOLSAI non ha risolto le criticità segnalate, ma in compenso ha provveduto a “raccomandare” ai propri Agenti di applicare il “contratto buono”.
Purtroppo la raccomandazione non è un obbligo!
Nel frattempo è nato un terzo C.C.N.L. che riguarda il nostro settore.
Questo è gravissimo oltre che pericoloso perché ognuno si crea il contratto che più gli piace, imponendo al lavoratore anche il sindacato che lo deve rappresentare.
Delle istituzioni preposte, nessuna ha chiesto spiegazioni a queste due sigle sindacali, Confsal/Fisals e Fesica.
Purtroppo, il lavoro appaltato è, in qualunque ambito un lavoro di serie B, ma anche C e nel nostro Paese in cui ormai non funziona più nulla, questo sistema che arricchisce qualcuno e impoverisce i più, funziona benissimo.
E dunque dobbiamo chiedere con forza che venga applicato un unico contratto, che comprenda i dipendenti della Compagnia appaltante e quelli dell’Agenzia in appalto, così da equiparare i lavoratori di serie B a quelli di serie A.

Sappiamo che l’appalto, oltre a creare un divario tra lavoratori, nei diritti e nella retribuzione, contribuisce a far venire meno la sicurezza. Il/la R.L.S.T.(Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriali) non avrà senso compiuto se la visita alle agenzie verrà effettuata solo su decisione e convocazione da parte dell’Agente.
E’ questo che prevede il contratto collettivo buono, che con l’Ente Bilaterale ENBASS garantisce appunto, gratuitamente, l’uscita del Rappresentante per i lavoratori della sicurezza.

Purtroppo l’Agente che sa di non essere in regola, per evitare di metter mano al portafogli non se ne avvarrà mai.
Capite bene che è molto difficile che il dipendente chieda al proprio datore di lavoro di ridisporre l’ufficio se l’Agente non lo vuol fare. Ecco allora che come l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ed il Ministero del Lavoro che si sono espressi contro il contratto farlocco, o come la direzione Unipolsai che raccomanda ai propri agenti di applicare il contratto buono, rimangano cose scritte sulla carta ma se non vengono messe in pratica, diventa tutto una presa in giro.

Bisogna inoltre che riusciamo a sconfiggere questo vortice di flessibilità che ha fatto nascere una miriade di contratti. Secondo certe Istituzioni e organi di stampa tali contratti hanno contribuito, in una giungla di numeri snocciolati un giorno sì e l’altro pure ad aumentare l’occupazione, ma a guardarli un attimo, tanti di questi posti di lavoro rasentano il ridicolo…..

Qua abbiamo calato le braghe qualche volta di troppo ed in una di queste volte, ci han tolto anche le mutande.

Persone che non possono organizzarsi la vita neanche alla mezza giornata perché ieri sera alle sei non avevano ancora ricevuto la telefonata con cui gli comunicavano se oggi avessero lavorato. O così, o prego andare.
Per il rispetto della legge europea che obbliga tra un turno e l’altro ad una pausa superiore a undici ore, in certi reparti ospedalieri, in cui chiaramente manca personale, si è “scelto”, per riuscire a coprire le 24 ore, di fare turni di 12 ore consecutive (“Questi” maneggiano farmaci e trattano con la vita delle persone. Vi va, nel caso, di essere il paziente trattato alla dodicesima ora? A me no, non mi va per niente!).

Li chiamano stage, i lavori a 400 euro, 600 euro ma anche a zero euro… rifilati a giovani che sono sempre meno giovani. Il servizio civile….! Dopo che han studiato e si sono laureati?
“E’ sempre esperienza…”, “Meglio di niente…”
No, cari signori, il lavoro deve essere retribuito e retribuito giustamente.


I giovani non si indignano neanche più.
In molti di loro la vivono come una condizione normale, qualcuno se ne va all’estero, altri son rassegnati.

Non so cosa sia peggio.
Certo loro sono nati in questo lungo periodo malato.

552 Centri per l’impiego in cui lavorano 8.000 persone con una spesa annua di 600 milioni di Euro e dai dati risulta che solo il 3% viene collocato al lavoro.

Cosa vogliamo dire poi sul piano 2014/2020 del Fondo Sociale Europeo per il lavoro, che all’Italia designa 75 miliardi di euro e che per ogni euro impiegato, l’Italia ne dovrebbe mettere un altro?
Compito dato in mano alle regioni.
Se si va a vedere come e quanto si è speso, si scopre che i corsi pagati con questi soldi sono affidati ad enti privati che insegnano solo come si stende un curriculum o fanno solo corsi per estetisti, parrucchieri, baristi, operatori socioassistenziali o turismo/benessere, quando ci sarebbe bisogno di tutt’altro.
Teorema del lampione, favoritismi agli amici, o incapacità di gestire il compito?
Siamo alla pazzia!

Quelli che hanno problemi economici sono sempre di più e rinunciano a cure mediche di cui avrebbero bisogno, complice una Sanità che sta collassando. Blocco del turnover e intramoenia hanno favorito una cerchia di liberi professionisti che non sono mai stati così ricchi. Si avvalgono delle strutture pubbliche: dispositivi, attrezzature, ambulatori per lavorare in privato ed arricchirsi sulla pelle di cittadini malati, con buona pace di Ippocrate e del suo giuramento.
Altro che flat tax e “teoria della goccia”, qui si devono liberare risorse per chi non ha un lavoro ma anche per chi già ce l’ha, per permettere a tutti, invece di annaspare, di vivere dignitosamente.

Vivere non vuol dire solo alzarsi per andare a lavorare, mangiare, pagare le bollette e coricarsi. Vivere vuol dire anche potersi permettere il biglietto di un teatro, o di un concerto, una pizza, una colazione al bar.

Siamo esseri umani, non siamo numeri! Queste piccole cose oltre a far bene al cuore ed alla mente di ogni singolo individuo, danno lavoro ad altre persone.


Troppe volte abbiamo assistito a manovre in cui si liberavano risorse per l’imprenditoria, che avrebbe dovuto creare nuovo lavoro ed invece abbiamo assistito a regalie che non hanno risolto il problema ed hanno favorito l’arricchimento dei soliti noti.
Franklin Delano Roosevel sosteneva una convinzione, ripresa anche dal nostro Presidente Sandro Pertini, che riassume brevemente la situazione ed il momento storico che stiamo attraversando nel nostro Paese:
“La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature”.

E quindi: se vogliamo che davvero il lavoro nobiliti l’individuo dobbiamo ritrovare:
Dignità del e nel lavoro.

Retribuzioni degne di questo nome, condizioni umane e rispetto per la persona.
Sicurezza: tornare a casa sani e salvi come quando siamo partiti.
Tutto questo è fondamentale.

Come arrivarci?
Bisogna riprendere a battere i territori e coinvolgere i lavoratori.
Bisogna ritornare a fare sindacato dal basso, creando una rete capillare, cercando di spiegarlo ai giovani che, della parola sindacato non conoscono il significato e a volte neanche l’esistenza, ma bisogna ritornare a parlarne anche ai genitori di quei ragazzi, che per troppo tempo sono rimasti fuori ed hanno guardato dalle finestre.
Bisogna ricomprenderli coinvolgendoli, parlando loro con un linguaggio più semplice e sintetico e bisogna che in prima persona vi siano lavoratori che rappresentino i lavoratori.
Nessuno meglio di loro conosce le problematiche all’interno dei posti di lavoro.