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Milva Bertoldo interviene al Convegno "Il caso dell'appalto assicurativo" del 25/6/2019

Milva Bertoldo - RSA Appalto Fisac Vicenza - Convegno 25 giugno 2019

Buongiorno a tutti,
In un Paese come il nostro dove, 552 centri per l’impiego in cui lavorano 8.000 addetti per un costo annuo di 600 milioni di Euro, si riesce a collocare solo il 3 percento dei cercanti lavoro….. percentuale a ribasso, considerato che tanti disoccupati non risultano nemmeno iscritti.

In un Paese come il nostro, al quale il Fondo Sociale Europeo designa 75 miliardi di euro con il piano per il lavoro 2014/2020, per cui l’Italia dovrebbe, per ogni euro designato, mettercene sopra un altro, scopriamo che la percentuale spesa dalle regioni cui è affidato il compito è ridicola e viene impiegata per corsi di baristi, parrucchieri, estetisti, operatori turistici del benessere e socioassistenziali, con rispetto parlando per tali categorie, quando le richieste dalle imprese vanno in altra direzione.

In un Paese come il nostro dove le retribuzioni, risultano essere, tra i Paesi Europei più importanti, le più basse.

In un Paese come il nostro, dove la flessibilità veniva indicata come la panacea per aiutare il mercato del lavoro e non é e non sarà mai abbastanza.

Teoria della goccia e teorema del lampione. Ci ritroviamo oggi ad affrontare un numero di contratti abnorme (sopra 800) con il solo risultato di non essere, i contratti, più distinguibili nel chi faccia cosa e in una gara all’infinito di chi riesca a garantire meno stipendio e meno garanzie. ll risultato è sotto gli occhi di tutti. In tutto questo, che il lavoro nobiliti l’uomo, forse… anche Darwin…. potrebbe nutrire qualche dubbio.

Qualche anno fa, noi dell’appalto, avemmo la sventura di imbatterci in Claudio Demozzi, Agente plurimandatario, eletto Presidente del sindacato datoriale SNA, che sconfessando i propri delegati sindacali, che avevano già firmato l’accordo di contratto, creò il contratto pirata. Non riuscivamo a capire la necessità di un altro contratto a ribasso, visto che l’unico contratto che avevamo mai avuto, non era già così generoso nei confronti delle dipendenti e dei dipendenti di agenzia e men che mai capivamo come ciò fosse possibile (continuiamo a non capirlo), visto che la firma per la rappresentanza dei lavoratori veniva apposta da chi rappresenta colf, badanti e lavoratori stranieri (Confsal/Fisals/Fesica). Purtroppo in tutto questo, c’è stato il consenso di molti Agenti che decidevano di “risparmiare” e non importava che avessero peggiorato le condizioni delle ”proprie” lavoratrici e dei “propri” lavoratori. “Propri”!!

Sul fenomeno contratto pirata le Compagnie sono rimaste mute. Non hanno speso una parola, eppure ci risulta che con gli Agenti applichino pressioni per ottenere ciò che vogliono, come impongano tariffe, programmi, strumenti, scontistica, ma nulla da eccepire sull’operato degli agenti per quanto riguarda i “propri” dipendenti di agenzia. Il rapporto di lavoro con questi ultimi, e quando dico ultimi, intendo proprio ultimi, si tiene esclusivamente con gli agenti che decidono l’assunzione, stabiliscono gli orari, le condizioni, le mansioni e soprattutto… il contratto da applicare. Tenete conto che le nostre sono realtà molto piccole con due – tre dipendenti in media per agenzia. Da qualche tempo assistiamo al fenomeno di unificazione delle agenzie e questo è un ulteriore motivo per applicare il contratto peggiorativo, adducendo la colpa all’altro agente.

Per la Compagnia non esistiamo proprio, a parte verificare gli adempimenti IVASS e pretendere che si superi il test sul MOG (Modello di Organizzazione e Controllo), sull’antiriciclaggio, sulla IDD (Insurance Distribution Directive). A proposito di formazione le Compagnie mettono a disposizione dei dipendenti di Agenzia corsi online che vengono nella stragrande maggioranza seguiti a spizzichi e bocconi, tra un cliente e l’altro, tra una telefonata e l’altra, con test superati non si sa come, rispondendo alla bell’ e meglio. E come non ce ne fosse abbastanza, ci sono realtà in cui pretendono la produzione, pure. Altro che flessibilità di orario in entrata/uscita della lavoratrice e del lavoratore. Orario di lavoro che collima con l’orario di chiusura dell’ufficio, obbligando tante colleghe e colleghi a fermarsi se il cliente arriva all’ultimo minuto. Quasi sempre senza vedersi riconosciuto come straordinario il tempo lavorato in più, che diventa una regalia all’Agente. E non importa se ti devi fermare all’ultimo momento, come non potessi organizzarti nel dopolavoro a tuo piacimento, visto che è il “tuo” tempo. Vogliamo poi parlare delle ispezioni in agenzia, effettuate dalle Compagnie? Non dovrebbero, queste ultime, verificare quantomeno l’esistenza di una polizza T.F.R. con i giusti versamenti rispetto ai dipendenti in forza all’agenzia (polizza….. assicuratore….rispetto dei versamenti…?!)? L’ispezione, forse, dovrebbe controllare anche l’ambiente di lavoro e non parlo del fatto che agenti e impiegati si sorridano (anche se non guasterebbe), ma di ambiente vero e proprio. Fili scoperti, che penzolano, concentramento di macchine che sputano polveri con locali non areati, norme anticendio non osservate, mancanza della cassetta di pronto soccorso ed altre amenità di questo genere.... Almeno questo ce lo dovrebbero, ma pensate che verifichino queste cose? Illusi!

In presenza di casistiche particolari, con disposizioni poco chiare o dubbie è prevista l’apertura di un ticket/richiesta che spesso ha tempi troppo lunghi e spesso interpretazioni diverse tra una Compagnia e l’altra (chi lavora con plurimandato lo sa) perché disposizioni IVASS non sempre chiarissime o non comunicate tempestivamente, danno adito ad interpretazioni, le più diverse. Visto che con il cliente siamo vis à vis e che viviamo nel Paese dei creativi, mettiamo in pratica l’arte di arrangiarsi ed improvvisiamo, come un jazzista, a nostro rischio e pericolo, però! In caso di sinistri gravi le Compagnie, verranno a chiedere conto anche a noi dipendenti, allora si, ci riconosceranno?! Una volta raccomandavano: fai la cosa fatta bene. Chi ti valuterà non ti chiederà quanto ci hai messo a farla, ma valuterà come l’hai fatta! HAHAHA! Le Compagnie non sembrano proprio tener conto che il cliente che entra in Agenzia si interfaccia con noi. Non si rende conto che il cliente associa la nostra faccia al loro “marchio”. Tanti di noi non portano a casa uno stipendio che superi i 1.200,00 euro mensili netti, con anzianità di 25 – 30 anni. Qualche anno fa, era possibile raggiungere degli accordi con il proprio agente, allora ce n’erano ben disposti che, riconoscendo la nostra professionalità, puntualità, impegno, serietà, pazienza ci integrava la busta paga con dei superminimi. Provateci ora! Ma se il 17.07.2018, il quotidiano assicurativo ASSINEWS ci informava (dati IVASS), che gli utili delle Compagnie sono stati per il 2016 e il 2017 rispettivamente 5,7 e 5,9 miliardi di euro….?! Non ho il dato del 2018 ma leggevo che le cose non stanno andando poi così male! Lavoriamo anche noi per le Compagnie, eppure, rispetto ai dipendenti direzionali, siamo i cugini poveri. Ma siccome non c’è limite al peggio, ci mancava solo il contratto pirata. Come dobbiamo sentirci, noi dell’appalto? Siamo dei numeri?! No, non siamo nemmeno quelli, perché anche i numeri hanno una loro importanza. Noi non valiamo proprio nulla. Zero. Siamo quelli che hanno meno diritti, meno stipendio, meno sicurezza del posto di lavoro e nel posto di lavoro. Meno. Punto.

A proposito dell’articolo 39 della costituzione e della Legge 300/1970 dello Statuto dei lavoratori, che in Italia garantiscono il diritto a svolgere attività sindacale all’interno dei luoghi di lavoro, nel contratto dell’appalto, parliamo di una chimera e siamo consapevoli di essere in buona compagnia, insieme a lavoratrici e lavoratori di tante altre categorie. Sapete come facciamo attività sindacale? Ci troviamo ai giardinetti, nei bar, per strada. Ci troviamo la sera, di sabato e comunque sempre al di fuori dell’orario e dei luoghi di lavoro. Idem per le assemblee. Pensate che tante e tanti di queste lavoratrici e lavoratori versano direttamente la quota sindacale, evitando la trattenuta in busta paga, che svelerebbe la loro iscrizione.

A proposito dell’articolo 40 della costituzione che prevede il diritto di sciopero, vi posso dire che nel 2015 abbiamo scioperato unitariamente contro il contratto “pirata” . Lo sciopero si è tenuto a Trento perché è li che vive e lavora Claudio Demozzi, di SNA (il creativo di prima) e, aiutati da dipendenti direzionali e compagni bancari, che ci sono stati vicini e ci hanno supportato con la loro partecipazione e non solo, noi, dipendenti di agenzia abbiamo partecipato, anche se in pochi (per i motivi che ho già detto) prendendoci un giorno di ferie. Quindi, non sarebbe neanche sciopero… ma volevamo esserci. La maggior parte, non ritenendo conveniente farsi riconoscere, ha manifestato tenendo striscioni e bandiere all’altezza della faccia. E non è vigliaccheria, credetemi. E’ che potresti ritrovarti ad andare a visitare i centri per l’impiego che ho detto sopra.

Due begli articoli, il 39 ed il 40, a leggerli… in pratica…..

“La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature” Concetto semplice, vecchio come il mondo ed espresso da personalità che tenevano conto anche degli ultimi, il presidente Sandro Pertini, per dirne uno, e molti anni prima Franklin Delano Roosevel. Purtroppo, di personaggi così non ne vediamo all’orizzonte e siamo molto preoccupate e preoccupati. Ne abbiamo ben donde se consideriamo che dobbiamo continuare a combattere per mantenere, ma ultimamente possiamo anche dire, per riconquistare, diritti che sembravano orami acquisiti ma che invece abbiamo già perso.