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Assemblea Nazionale Donne Fisac 2020: intervento di Rachele Berto

HERPOWERMENT : ri-troviamo la forza delle donne!

Nei giorni 10 e 11 Dicembre si è svolta l’Assemblea delle Delegate del Veneto durante la quale si è tenuto il corso di trasformazione Herpowerment a cura della Dott. Eleonora Pinzuti volto a rinforzare i seguenti concetti:
Noi donne dobbiamo dolorosamente prendere atto che siamo una minoranza in fatto di potere: non lo abbiamo! Chi possiede il dominio e il potere non li cede facilmente.

Secondo l’analisi del Global Gender Gap Report in Europa Occidentale l’Italia si posiziona quartultima, precedendo soltanto Grecia, Malta e Cipro. Grazie a questa classifica ci si rende subito conto che noi donne italiane ci troviamo ancora in una situazione di profonda disparità nei due centri nevralgici, il potere decisionale e il potere economico.

Parlare di genere non è mai facile, perché è un argomento che crea disagio e a volte persino irritazione: ne è un esempio il video che abbiamo girato come Coordinamento Donne FISAC Veneto in occasione del 25 novembre. Abbiamo ritenuto opportuno scendere in strada e parlare con le persone dell’argomento molestie per capire cosa ne pensano. Il risultato è che il fenomeno molestie è ancora molto diffuso, anche nei luoghi di lavoro, esercitato nella maggioranza dei casi dagli uomini nei confronti delle donne. E’ inoltre emerso che molto spesso il concetto di molestia non è nemmeno percepito dall’uomo, che non ritiene ad esempio che chiedere alla donna di vestirsi in modo provocante per aiutare una vendita sia una molestia, mentre dalla donna è spesso “lasciato passare” anche per il ruolo di soggezione decisionale ed economica in cui si trova.

Partiamo da cosa è il Genere, inteso come costruzione culturale fatta sul sesso.
Il motivo per cui è stata creata la differenza di genere è funzionale al dominio: quello dell’uomo sulla donna. Nel diventare sedentario l’uomo ha capitalizzato non solo le terre, ma la donna intesa come strumento di riproduzione della sua prole e l’ha dovuta regolamentare: ha quindi creato “il dio”, creato “le regole”, creato “la verginità come valore” e creato “le sanzioni”. Nel passato è stata la forza fisica a stabilire e imporre queste definizioni, ma nel corso del tempo si è trasformata in forza economica, politica e sociale che oggi possiamo chiamare Neopatriarcato.

E gli strumenti con cui il neopatriarcato agisce sono: le “Preferenze adattive”, cioè tutte quelle cose che tutti i giorni incidono nella nostra vita, a partire dalla scelta di indirizzo negli studi fino a tutti quegli orpelli che utilizziamo per sentirci più apprezzate nella comunità (il trucco, la depilazione,…); il “sessismo benevolo” cioè tutte quelle caratteristiche in cui un sesso è ritenuto più capace dell’altro (per le donne il multitasking o la sensibilità); la “dimensione ablativa” cioè il linguaggio di genere perché a volte le donne non esistono nel linguaggio (ad es il poeta e la poetessa: nel termine al femminile si è dovuto creare una suffissazione in quanto il verbo greco poieo, creare, poteva essere usato solo al maschile); gli “unconscious bias”, o errori inconsci, che sono degli errori concettuali, delle modalità inconsapevoli che fanno di noi donne dei soggetti col freno a mano tirato.

Quante delle scelte che facciamo sul come presentarci in pubblico, nelle relazioni, nel lavoro è data da libertà personali e quante invece sono dettate dal condizionamento sociale? Quanto e quando possiamo concederci di sottrarci al giudizio di condizionamenti interiorizzati?

Ciò si spiega con il concetto di MISOGINIA INTROIETTATA, cioè noi donne introiettiamo l’elemento svalutante nell’educazione fin da quando siamo bambine, e questo incide sulla nostra percezione del maschile e del femminile e va a creare la sfiducia che spesso proviamo verso noi stesse e verso le altre donne.

Il senso di colpa che proviamo quasi costantemente deriva da una responsabilizzazione fin da quando eravamo piccole, da una minore sicurezza sociale (quanta fatica facciamo in più per essere apprezzate).
L’essere donna è più costoso, ci costa tutto di più nonostante ci paghino di meno: è un piano strategico perfettamente pensato.
Ad esempio solo il 7% delle donne negozia il proprio salario quando vengono assunte, mentre il 57% degli uomini lo fa automaticamente: da qui si capisce molto bene il PAY GENDER GAP.
Chi presidia maggiormente il luogo di lavoro ha solitamente più facilità di accedere a sistemi premianti perché dimostra disponibilità, e sono gli uomini a farlo perché culturalmente abbiamo introiettato il concetto che siamo noi a doverci prendere cura di casa, famiglia, figli.
Inoltre essere una minoranza e quindi fare tutta questa fatica ci costa anche in termini di salute. Da qui il concetto STRESS GENDER CORRELATO: noi donne soffriamo di più degli uomini dello stress correlato all’ansia, a momenti depressivi, a emicranie.

Spesso noi donne percepiamo che c’è talmente poco spazio per il femminile che pensiamo “se voglio esserci io, non può esserci un’altra”. Degli studi però dimostrano che in una organizzazione dove c’è una donna “senior” si ha fino a 5 volte la possibilità che le donne giovani diventino a loro volta senior: questo significa che a un certo punto di consapevolezza le donne si sostengono e si aiutano.

Dobbiamo portare avanti la rete che sostiene le donne e il lavoro delle donne!
La rete delle donne porta vantaggio per tutti, non solo per noi, perché quando raggiungeremo la parità questo paese camminerà su due gambe (e non più zoppo, visto che il 58% delle donne è a casa e non lavora).

Dobbiamo innanzitutto trovare l’Herpowerment dentro di noi, quindi nella soggettivizzazione, come ognuna si sente a proprio agio, e poi mettere in atto strategie in ambito sindacale, lavorativo e sociale per collettivizzare questo disagio e portarlo a diventare un’istanza di cambiamento; non possiamo attendere 85 anni, come si prevede ad oggi, per raggiungere la parità. Bisogna decostruire lo stato attuale di cose partendo dal fare cultura e sensibilizzare uomini e donne che non sanno cosa è il femminismo e ne hanno paura.

Nella definizione di femminismo non c’è nulla che rivendichi la superiorità delle donne sugli uomini ma è la posizione di chi sostiene la parità politica, sociale ed economica tra i sessi ritenendo che le donne siano state e siano tuttora discriminate in varie misure rispetto agli uomini e ad essi subordinate. Il femminismo è un movimento politico, culturale e sociale nato nell’800 che ha rivendicato e rivendica tuttora pari diritti e pari dignità tra donne e uomini e che s’interessa in vari modi della comprensione delle dinamiche di oppressione di genere. Quindi noi per prime non dobbiamo avere paura del femminismo, di chiamarci femministe; noi per prime non dobbiamo dare a questa parola e a questo movimento la connotazione negativa che troppo spesso gli viene affibbiata!

Noi cambiamo la realtà con le azioni di tutti i giorni: dobbiamo comprendere quanto è importante far sentire sempre la nostra voce, essere d’esempio per le nuove generazioni, essere un modello per le altre tramite la condivisione dei percorsi che facciamo e la trasmissione delle conoscenze.

E nel sindacato? Vogliamo il Coordinamento Donne oppure vogliamo delle generiche politiche di genere? Tutte insieme, vogliamo tutto! E’ necessario avere un Coordinamento Donne che tratti politiche di genere, che continui il percorso sul tema delle molestie e sensibilizzi all’utilizzo di un linguaggio non sessista.

Il Coordinamento Donne E’ l’azione positiva perché ci sia un cambiamento nello stato delle cose. E a quegli uomini che ci chiedono perché non c’è un Coordinamento Uomini rispondiamo chiaramente che ce l’hanno tutti i giorni, da migliaia di anni a questa parte!