Banca Popolare di Vicenza: I dipendenti salvano la banca



Sabato 5 marzo 2016 l’Assemblea dei soci ha approvato la trasformazione in Spa con il voto favorevole dell’81,95%, l’aumento del Capitale sociale e la quotazione in borsa. Come tanti anni fa ancora una volta sono stati decisivi i dipendenti della Banca che hanno saputo far quadrato nonostante i torti subiti.

L’assenza di gran parte del Consiglio di Amministrazione, nel passato sempre presente a raccogliere applausi, è stata notata dall’Assemblea e riportata dagli organi di stampa. Era doveroso che il Cda al completo occupasse quei posti responsabilmente, come fanno ogni giorno tutti i dipendenti in filiale o al Centro Servizi e su tutto il territorio nazionale. Peraltro lo stesso Cda che si è elargito per anni, in barba a tutto ciò che stava accadendo nel nostro Gruppo ed ai nostri colleghi, compensi indecenti.

Le buonuscite, in alcuni casi, sono state obbligate dal Tribunale ma l’aumento delle remunerazioni è immorale:

=> ai lavoratori si continuano a chiedere sacrifici sempre maggiori, (es. niente VAP da anni, altri strumenti di contenimento dei costi del personale dipendente);
=> i vertici si riparano con stipendi fissi sempre più alti;
=> il Cda, invece di abbassare i livelli del proprio compenso lo mantiene, visto l’ottimo lavoro fatto fin qui (12 su 18 sono gli stessi dell’era Zonin).

È legittimo chiedersi se l’attuale top management abbia impostato correttamente la strategia di risanamento e rilancio. Non lo possiamo sapere. Una cosa è certa: anche escludendo i 4,8 milioni di Euro di indennità per Tfr e costi legati alla buona uscita di manager, i compensi per il vertice sono saliti da 10,65 milioni di Euro a 11,62 milioni di Euro (+9,10%) e vista la situazione in cui versa il Gruppo la notizia fa ancora più male.

Sul passato sono stati versati fiumi d’inchiostro e in alcuni casi sarà la magistratura ad accertare se ci sia stato dolo e/o truffa, come dichiarato alla stampa dal Procuratore Capo di Vicenza – Antonio Cappelleri – il 02 marzo u.s. “ci troviamo di fronte ad un’organizzazione strutturata all’interno della quale alcune persone avrebbero operato per mettere a segno un numero indefinito di reati”.

La perquisizione della GDF a settembre, la legge sul “Bail-In”, il “contestato” DDL “Salva Banche” di novembre, la scarsa attenzione alle associazioni dei risparmiatori colpiti e la dura presa di posizione verso la problematica delle operazioni “correlate”, che Il Sole 24 Ore (02 marzo 2016) descrive come “una sorta di trucco contabile che permette di simulare l’ingresso di risorse fresche, mentre in realtà si tratta degli stessi soldi che entrano e riescono dalle casse della banca”, hanno facilitato l’importante fuoriuscita di Raccolta, (di nuovo ci domandiamo: ma è stato strategicamente fatto abbastanza per trattenerle?) da mettere in seria difficoltà l’attività di banca del nostro Gruppo.

Molte facce nuove ai posti di comando ma poche strategie commerciali. Time Deposit e Compass, le uniche frecce agli archi dei colleghi in Rete e BPVi Race al posto di BPVi League per motivare i colleghi. In recenti riunioni inoltre si è cercato di scaricare sui lavoratori, ai vari livelli gerarchici, le responsabilità di questa situazione. La misura è colma.

Nel febbraio 2014, in tutte le assemblee organizzate per la presentazione della piattaforma del nuovo CIA ed in alcuni comunicati, dichiaravamo la necessità di ricapitalizzazioni importanti per far fronte alla svalutazione dei crediti resa obbligatoria dal passaggio sotto BCE, e non per la volontà di comprare altri Istituti di credito come veniva pubblicamente dichiarato. “Oltre il danno la beffa”, non solo le nostre parole rimasero inascoltate ma addirittura fummo messi sotto “processo” e minacciati di licenziamento.

La giustizia farà il proprio corso e noi pretenderemo che il nuovo Cda attivi subito la doverosa azione di responsabilità nei confronti dei colpevoli di questa situazione. In caso contrario, se la legge lo permetterà, saremo noi a promuoverlo. Così come plaudiamo quanto fatto dai vertici di altri Istituti che hanno rinunciato a parte dei loro compensi.

Lo scoglio dell’assemblea è stato superato ma i problemi iniziano ora. Il nuovo Management deve innanzitutto ridurre le inefficienze e i costi amministrativi inutili, prima di intervenire sui costi del personale.

Il Gruppo Bpvi non è una diligenza da assaltare. I dipendenti, i soci, i clienti e soprattutto il territorio hanno bisogno di riavere quella banca solida che in passato ha contribuito al grande sviluppo economico con grande efficienza e serietà.

Organo di Coordinamento Gruppo BPVi
FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UNISIN

ALLEGATO
Comunicato unitario

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